Il viaggio di Stelvio Albani da Catania a Berlino andata e ritorno (parte 2)

Stelvio Albani e moto

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Racconto di viaggio di Stelvio Albani... segue da parte 1

Terza fase

La terza fase la posso definire come, svuotamento dello zaino per coprirmi da tutto il freddo e l'essere antimotociclista nelle curve dello scendere in cui poggiavo il piede fuori per avere una maggiore stabilità visto quella creatura sulle spalle.
Sembravo il doppio di quel che ero alla partenza con tutti quei vestiti addosso.

Spiegate le tre fasi, continuo nel dire che il passo dello Stelvio con quelle sue strade e panorama, capisco il perché sia stato considerato una delle mete dei motociclisti più ambite.

Nella moto sapete che sembra di volare, immaginate questa sensazione toccando quasi il cielo col naso. Un paradiso. Un mix di paesaggio e strada che mai scorderò, come non scorderò mai il dopo.

Come ho detto, dopo il momento fatidico tanto atteso della foto sul passo dello Stelvio, eccola lì, la nuvola del viaggio che mi voleva salutare e fare i complimenti di essere arrivato li.

Solo che non si rendeva conto di aver fatto diminuire la temperatura e di fare scendere dal cielo qualche goccia, QUALCHE.

 Arrivato in cima al passo dello Stelvio verso le 12, già alle 13 proseguivo per macinare km ed avvicinarmi il più possibile a Berlino.

Il piano era percorrere km, fermarmi in un b&b ed arrivare l'indomani nella capitale tedesca.

Però arrivato alla terza fase e nella discesa dello Stelvio, iniziò la lunga maratona e scontro tra me ed il clima. La temperatura iniziò a scendere ed io ero, pensavo ben coperto, iniziò nel frattempo a fare qualche goccia, le nuvole non sembravano così cariche di pioggia e vi erano sprazzi di cielo libero.

Durante la strada ero sempre più incantato del paesaggio, quel verde, quelle montagne che taccavano il cielo, quelle curve che accentuavano la mia inesperienza di guida facendomi uscire la gamba per avere stabilità mentre valchiria era ben tranquilla e sicura in quel che stava facendo, motociclisti che mi incrociavano e mi salutavano mentre io col mio solito segno della V, altri che mi superavano uscendo la gamba per salutarmi, ero veramente nel mio mondo.

Emozioni vivissime.

Il tempo, arrivato al campanile di curon al lago di Resia ancora ancora reggeva, ma io dovetti fermarmi per via del freddo,ma soprattutto era doveroso fare la foto al campanile.

campanile

In quella sosta conobbi due motociclisti di Perugia con la quale ci scambiammo consigli ed inoltre un altro motociclista mi disse "te sei quello che guardava incantato il paesaggio attorno".

Ripresomi un po' dal freddo, fatto le foto, messo guanti e sciarpa, riparti' con la sperava di trovare un benzinaio, perché anche se la BN 125 fa 50km al litro è anche vero che bisogna pur farla.

Nell'attesa di trovare una trovare una stazione di benzina arrivai alla dogana.

Il panico mi venne, intanto per evitare di essere guardato male, levai i guanti a forma di scheletro regalati dagli amici di special bike per il viaggio, iniziai a prepararmi una frase da dire non appena arrivò il mio turno, solo che quando arrivò, vollero che parlassi in inglese ... E DAIE CON L'INGLESE MACCHERONICO.

Forse grazie al mio inglese maccheronico mi fecero passare tranquillamente senza dirmi nulla di preciso. Menomale visto che la carta di identità , quando la presi qualche giorno dopo era inguardabile.

Superata la dogana, notai la stazione di servizi, accostai e feci benzina.

Piccola pausa, mi resi consapevole di essere già fuori dall'Italia in moto per la prima volta, ero felicissimo del prezzo della benzina, ero nel paradiso, fino a quando non pagai il caffè fatto da una macchinetta...QUANTOOOOO. 

Ripresomi dal prezzo del caffè e dal freddo mi rimisi in moto, l'obiettivo adesso era trovare qualche piccolo b&b durante la strada, ma quel che trovai nel percorrer quella bellissima strada immersa nel verde, fu solo la pioggia che mi tenne compagnia viva fino alle 22di sera fino a quando non arrivai in una stazione di servizio in Germania, ricordo solo che Google Maps mi segnava una città, "augusta", pensai che fosse per via della mia quasi ipodermia o dei brividi di freddo che non riuscivo a controllare, brividi di freddo che preoccuparono la cassiera che di corsa mi offri una tazza di caffè per riscaldarmi, mentre stranita guardava le mie scarpe ricoperte da buste di plastica.

Eh sì, buste di plastica, come son scampare, in teoria, ove fosse possibile dalla pioggia?
Durante la strada mi accostavo in alcuni rifugi naturali, tra gli alberi che formavano delle grotte, stalle, fermate del bus, alternai così per tutte quelle ore.
Ma soprattutto per evitare l'acqua nei piedi, visto che sono una persona intelligente e mi portai solo scarpe di tela, misi le buste di plastica.

In quel momento ero l'anti motociclista per eccellenza:

Casco senza visiera, Zero abbigliamento tecnico, Buste di plastica ai piedi.

L'unica cosa sicura era l'affidabilità di Valchiria in strada, attaccata con le ruote all'asfalto, curva dopo curva sembrava camminasse sull'asciutto.

Lì nella stazione di servizio mi accomodai, magia una "pizza", col mio inglese maccheroni capii che rimaneva aperta tutta la notte e già speravo nel caldo visto che avrei dormito nei divanetti.

Dialogai con la signora un po', volle sapere che cosa facevo lì e le risposi.
Mi disse che ero pazzo, come darle torto soprattutto dopo capire che ero senza abbigliamento adeguato me lo dicevo anche da solo.
Ma ad un tratto però, a mezzanotte, la signora mi disse che stava per chiudere.

Volete immaginare la mia espressione e quella di valchiria?

Perché io non riesco a descriverla, so solo che mi ritornarono i brividi.

Addio divanetto e addio calduccio. Aspettai che chiudessero tutto, così da riscaldarmi ancora, ma tanto avevo tutta la roba bagnata. La signora mi disse gentilmente la strada da fare, anche se speravo mi dicesse "sai c'è un b&b lì", visto che non ne trovai manco uno libero. Mi salutò e a mezzanotte e venti, rimanemmo io e Valchiria soli, in quella strada, al freddo.

La pioggia terminò. Ed iniziò uno scambio di sguardi tra me, Valchiria, e un orologio davanti la stazione.

Uno scambio di sguardi che durò 5 minuti.

Dopo quei 5 minuti presi il cellulare, postai Berlino e Valchiria mi disse "Vedi? Ci voleva molto a capirlo?" (Giuro che lo disse veramente). Decidemmo così di guidare tutta la notte per arrivare a Berlino. 600 e più km.

Così iniziò questo viaggio di notte, percorsi di Google Maps che a volte mi domandavo se fossero legali o meno e che non stessi invadendo strade private.

Feci strade che ancora oggi penso che gli abitanti del paese sconoscono, strade da film horror soprattutto quando passavo dai campi di grano, sì in quel momento immaginavo qualche spaventapasseri che mi rincorreva, metteteci anche che avevo sonno e che in qualche modo dovevo passare il tempo.

Valchiria la facevo riposare ogni 100km (le prime due volte, poi ogni 50km) , ad ogni sosta era una lotta tra me, i brividi di freddo, il freddo stesso e il coraggio di risalire sulla moto per proseguire.

Quelle ore le passai guardando la direzione della strada che dava Google Maps e vedevo la posizione delle nuvole, speravo sempre che non combaciassero.

Non vi era riparo e niente, trovai qualche fermata dell'autobus e mi ci riposai un po'.

Finalmente il sole stava per sorgere e provai una forte emozione quando presi la parte migliore pensando "oh Stelvio, sei il 14 agosto in Germania e ti stai vedendo la tua prima Alba", mi fermai e la fotografai ovviamente a valchiria.

Ma l'alba durò poco perché il sole venne coperto da nuvole.

Nuvole che stavolta stavano nella stessa direzione della strada che dovevo percorrere.

Ebbene sì, sapete chi mi venne a trovare nuovamente? Quella nuvola della canzone "pensami", forse pensava che fossi solo.

Iniziò a piovere, piovere fortissimo, continuai col mio vestiario da "antimotociclista", non c'era modo di fermarsi da nessuna parte, il respiravo e dal fasciacollo entrava acqua al gusto di fasciacollo bagnato.

La pioggia batteva forte sugli occhiali.

Ma l'unica sicurezza che avevo era valchiria, ferma e stabile lì tra le curve sul bagnato.

La pioggia aumento', iniziai anche a sbagliare strada, a non vedere nulla, in quell'attimo fui preso dal panico ma ebbi la fortuna di vedere un ponticello e andai subito a ripararmici sotto.

Spasmi aumentarono assieme ai Brividi, cercavo di fare dei respiri lunghi ma tutto il mio corpo era scoordinato.

Non riuscivo a fare nulla.

E lì, non so per quale motivo mi uscì una frase che ripetei tutto il tempo restante del viaggio:

   Dal cielo mi sta cadendo pioggia, non mi stanno piovendo Bombe.

Non saprò mai il nesso di questa frase ed il perché, so solo che cercavo in quel momento di riprendermi.

Ripresomi ovviamente Valchiria non tardò nel dirmi che avevo perso tempo nel non dirmelo prima. 

E così ripresi a guidare, nel mentre mi ripetevo la frase, aumentava la pioggia e la gridavo, sembravo un mix tra Aldo quando dice "ma va####" e Rocky che ripete "non fa male".

Valchiria aumentò anche la velocità, forse capì che ero più tranquillo.

Quell'attimo di defaillance fu subito sostituito da una risata nell'immaginarmi da fuori mentre urlavo.

E la risata divenne gioia quando, quasi a mezzogiorno vidi il cielo schiarirsi, il sole bello in alto a brillare sulle gocce sopra valchiria...ma nel frattempo anche un furetto che cercava di attraversare la strada ma venne preso al volo da un uccello, penso un aquila. 

Più si andava avanti e poi notai che il paesaggio pieno di verde iniziava a riempirsi di case.

Iniziai a passare dentro le città metropolitane.

Berlino era vicina.

Non appena leggemmo Berlino , Valchiria iniziò a macinare km su km senza fermarsi, voleva raggiungere subito il posto, era troppo curiosa di vedere questa città per cui ha fatto questo viaggio.

Arrivammo.

Ovviamente ci perdemmo, svariate volte viste che la città era tutta un cantiere.

Di corsa andammo alla porta di Brandeburgo, subito la foto assieme.

Io e lei, con lei che mi ha fatto sognare nell'arrivare lì.

Le feci fare subito tutto il giro di Berlino.

Però, ad un tratto mi ricordai che non avevo fatto colazione e nemmeno pranzo, ed erano già le 15 passate, andai subito a potzdamer Platz, dove avevo lavorato in passato, da caffè e gelato all'arkaden center, fu una festa rivedere i miei vecchi colleghi, soprattutto l'espressione incredula di Diego che non mi riconobbe per i kg in più e la barba.

Mi rifocillai e nel mentre venne la mia carissima amica, nonché sorella, Alessia e successivamente andammo a prendere col suo ragazzo un altro nostro amico, un fratello più che altro, Angelo.

Ci spostammo verso l'albergo in cui avrei dormito.

Posteggiai Valchiria, dandole un abbraccio e un bacio e ringraziandola per ciò che aveva fatto.

Quasi 30 ore di viaggio.

Fu magica.

(Per 5 giorni stesi lì tra pseudo vacanze e libro).

viaggio berlino

19agosto

 In teoria la mia idea era quella di proseguire per Danimarca, Olanda, Belgio, Francia e riscendere, ma a volte ho un cervello e decisi di non proseguire, soprattutto dopo aver capito che non ero pronto nel vestiario.

Quindi per evitare di rifare le quasi 30 ore di viaggio il giorno prima di ripartire improvvisai le tappe.

Prima di tutto dissi ai miei amici che città ci poteva essere vicino da visitare, mi risposero Praga, cercai subito un ostello e ne trovai uno vicinissimo al centro.

E dopo Praga?

Scrissi scherzosamente se qualcuno fosse in Austria, rispose una mia carissima amica, Laura che mi ospitò a Graz.

Ma adesso andiamo con ordine. 

Giorno 19, salutai la mia amica e il suo ragazzo che mi ospitarono l'ultima notte (rimasi una notte in più perché la sera prima, stranamente pioveva).

Diedi il buongiorno a Valchiria, la misi in moto e come prima meta andammo dai miei amici a potzdamer Platz per fare colazione e salutarli.

Finita la colazione, direzione Praga, strade bellissime, paesaggi che sinceramente non avrei immaginato, costruzioni durante il percorso degne di un film ambientato nel medioevo.

Amavo passare in quei piccoli villaggi che nella strada di andata non ho potuto godere visto il buio e la pioggia.

Soprattutto amavo il fatto che tutti gli automobilisti avevano il rispetto per i motociclisti, superavano quando era il momento di superare rispettando le norme stradali, superavano con la giusta distanza di sicurezza, non guidavano con quella strana fretta che abbiamo noi qui in Italia.

Incantato da tutto arrivai a 50km da Praga, ma vidi una fila strana, subito dopo capì che dei tir si ribaltarono (rimasi coloro dal servizio dei pompieri su delle motocross che

un attimo prima avevo scambiato per degli incivili che stavano saltando la fila), seguì quindi le macchine facendo una strada alternativa.

Ed arrivai a Praga.

Praga, Meravigliosa, così bella che sbagliai due volte una strada, la stessa strada, perché incantato dagli edifici.

Posteggiai, mi sistemai in Ostello, incontrai un mio amico, Alfio che mi fece da Cicerone ed in giro di poche ore mi fece visitare tutta Praga ed assaggiare tutti i prodotti tipici di lì.

E andai a Nanna.

20agosto

Fu molto semplice come tragitto, visto che avevo l'appuntamento alle 19:30, la presi con molta calma. Un bradipo era più veloce nei movimenti.

Dopo l'esperienza dell'ostello (per la prima volta andai), andai a fare colazione in uno di quei grandi colossi americani, cappuccino e muffin.

Alla fine della colazione feci un giretto e andai alla ricerca dell'adesivo.

Trovatolo, feci la foto di rito con Valchiria e partì.

Il viaggio era sempre immerso in quelle bellissime montagne, quel verde che ti rilassava il cervello.

Tu ed il rumore della tua moto.

Finalmente raggiunsi Graz, paesino veramente carino che consiglio vivamente di visitare.

Subito foto di Valchiria.

Durante il tragitto mi sentì chiamare, pensai "son famoso?", invece era la mia amica che si stava dirigendo verso casa sua in cui ci saremmo visti.

Le dissi di salire ma il posto suo era preso dalla sacca, ergo, scesi e spinsi la moto.

Posai la moto e grazie all'attenzione di Laura che si comportò come una madre facendomi trovare, tovaglie e lenzuoli, prendendosi cura di me, passai la serata con lei assieme ai suoi amici.

Un gruppo di giovani con la testa sulle spalle che difficilmente ho incontrato durante questi miei 31anni di vita.

Ma nel frattempo arrivò l'ora della nanna. 

21agosto

 Prima di iniziare a parlare di questa tappa devo raccontarvi una cosa.
Avete mai avuto presente il concetto di famiglia, di fratellanza?
Io l'ho vissuto durante questo viaggio, l'ho vissuto del tutto in maniera inaspettata perché non avrei mai immaginato che persone avrebbero avuto voglia di conoscermi e addirittura di aprirmi le porte di casa propria per ospitarmi pur dicendo che avrei prenotato un ostello.

E il giorno 21 fu proprio un benellista ad ospitarmi.

La tappa era Graz-Maestre, direzione casa del fratello Benellista Michele che incontrai nella sua autofficina assieme a un altro Fratello benellista Alvise che corse subito lì per conoscermi.

Fu emozionante perché di fronte a me avevo due veri motociclisti.

Michele aveva la TNT, ed Alvise la leoncino, madre e nonna della mia Valchiria.

Parlammo tantissimo del viaggio, mi parlarono delle loro esperienze in moto.

Arrivò il momento in cui Michele dovette chiudere l'officina, salutammo Alvise e di corsa andammo a casa sua.

Conobbi la sua famiglia, prepararono una cena deliziosa, la serata proseguì tra risate fino al momento della nanna.

L'indomani Michele ci mancava poco che mi faceva piangere di gioia perché ad un tratto si presentò con un pacco, mi disse che era una tuta anti pioggia.

Fu un regalo bellissimo, l'abbracciai forte.

Facemmo colazione e partimmo a prendere la moto in officina.

Prendemmo un caffè, parlammo un altro po' e iniziai la tappa verso Modena.

Sapendo che in quel di Mestre avevo una famiglia formata da Michele, Anna e yago.

Grazie di tutto. 

PS: appena rientrato in Italia ovviamente venni accolto dalla solita nuvola, ma senza pioggia e dalla Bora... giustamente.

22agosto

Partito dall'officina di Michele, la direzione stavolta era Modena.

A Modena avrei incontrato Enea, un amico di un mio caro amico, Giuseppe (colui che mi ha fatto conoscere la Benelli e che mi ha insegnato a guidare la moto, prendetevela con lui se siete qui a leggere adesso), che rimase colpito da questo mio viaggio e che aveva avuto il piacere di conoscere il folle che lo stesse compiendo.

Durante il viaggio ho potuto benissimo usare la tuta anti pioggia visto le prime goccie di pioggia che stavano cadendo.

Però nelle scarpe che ci andarono? Le buste di plastica.
Arrivai da Enea, il quale ancora oggi mi domando cosa avrà pensato quando mi vide con quelle buste (ancora oggi non gliel'ho chiesto).

Persona come poche che riesce ad avvolgerti nel mondo delle sue passioni.

Mi mostrò la sua collezione di moto 125 (addirittura, si fidò così tanto da farmene guidare una… che poi quando la guidò lui con me dietro, capii la vera guida di un motociclista che conosce la propria moto) e quella dei motori vari, perché appassionato di ciò.

Mi ospitò a casa sua presentandomi la sua famiglia e facendomi assaggiare dei tortellini squisiti fatti in casa ed un vino fatto in casa dal padre che sembrava bacco sceso in terra.

Rimase colpito quando alla domanda "dove dormirai stasera?" Gli risposi "improvviso", la mia idea era quella in cui dopo pranzo continuavo il viaggio e mi fermavo al primo b&b.

Ma venni sorpreso quando mi disse che la sera sarei rimasto a cena con lui e la sua compagna.

Trovammo un b&b e lasciando Valchiria con le sue cucciole (le sue 125), andai a sistemarmi in b&b.

Mi mostrò la sua teloneria Welding, mi raccontò la sua storia.

Mi presentò la sua compagna Gigia e mi fecero innamorare di un evento.

L'imponente (spero di parteciparvi qualche volta).

Mangiammo una pizza assieme, poi gelato e poi ninna.

23agosto

Enea venne a prendermi, nel mentre aspettammo che finiva di piovere, per potermi mettere in marcia.

Stavolta la meta era Rimini.

Ma Enea prima di farmi partire mi disse "Stelvio ma non è il caso di prendere dei copri scarpe?"... non aveva tutti i torti.

Così andammo in un concessionario di moto lì vicino. La coincidenza della vita volle che questo negozio, Top Motor, fosse anche Benelli, il quale il proprietario vedendomi con le buste di plastica ai piedi impazzì, ma impazzì soprattutto quando vide Valchiria e preoccupandosi dei tanti km percorsi, Enrico, mi disse di entrare in officina per farle il tagliando.

Finito di prendersi cura di lei, salutai Enrico e salutai Enea ringraziandolo ancora per tutta la sua disponibilità.

Enea per me rimane il miglior meccanico (lo fa per hobby) sulla faccia della terra.

Iniziai il viaggio verso Rimini (prima però una visita a Bologna era d'obbligo), dove ad attendermi fu un altro fratello Benellista, Andrees, ragazzo colombiano che oltre ad ospitarmi, mi ha fatto immergere all'interno di questo mondo latino.

Quella sera uscimmo con i suoi amici, che vi devo dire, quella musica fa ballare anche gli alberi secolari.

Andrees mi stupì per la sua guida, aveva la mia stessa moto, identica, ma sapeva portarla divinamente bene.

24/29 agosto

In questi giorni stazionai a Rimini, ospitato poi dal dirette di 4 Gamehz, andai avanti e indietro da Pesaro a Rimini e zone limitrofe come Gradara, Tavullia, ecc.

Furono bellissimi gli incontri con i fratelli benellisti Stefano, Paolo ed Ettore (quest'ultimo un lupo di mare).

Ma ricorderò giorno 26 in maniera particolare perché venni accolto dalla Benelli a Pesaro (mi accompagnò Ettore come un padre col proprio bambino al primo giorno di scuola).

Venni accolto dal direttore e da tutto lo staff, fu un’emozione indescrivibile rapportarmi con loro.

Furono gentili a concedermi il loro tempo, soprattutto Roberto che mi mostrò il museo della Benelli (ragazzi andateci).

Nel momento dei saluti mi sorprese il direttore che venne con un regalo, un modellino della TNT (chissà, futura moto?).

Col cuore pieno di gioia ritornai a casa.

30agosto

Questo giorno fu particolare, perché ho avuto la fortuna di conoscere due fratelli benellisti che mi hanno insegnato veramente tanto tramite i loro racconti.

Quel giorno feci un ulteriore coast to coast, da Rimini a lido di Camaiore nel trovare Paolo, titolare dell'Hotel bixio.

Ma prima, però tappa a Lucca, a trovare tribal, nella sua Concessionaria Moto & Riders.

Soprattutto l'incontro con tribal mi ha segnato molto, in quanto si è esternata la mia ignoranza nell'ambito motociclistico.

Tribal vedendo il mio casco si rifiutò categoricamente di farmi continuare il viaggio con ciò e decise di regalarmene uno, rischiando però di trovarmelo spaccato in testa quando gli dissi "maaaaa, come si mette?".

Inoltre tribal, sarà anche per la sua esperienza da giornalista è colui che involontariamente nel raccontare i suoi viaggi, mi ha fatto accendere la luce nel scegliere la meta del prossimo viaggio.

(Lo scopriremo).

Inoltre è colui che mi fece emozionare per un post dedicatomi che mi rese l'idea di come venivo visto con gli occhi della gente..."il ragazzo con la bottiglia che sembrava stesse per cadere"...(si,  ho iniziato a raccontare del viaggio dicendo una cosa simile, appunto perché mi piacque questa scena).

Quando tribal chiuse il negozio mi accompagnò da Paolo (sono Carissimi amici) per un attimo eravamo titubanti se andare in moto o furgone per via del tempo, alla fine andammo in moto (ovviamente).

Passammo la serata assieme nel suo albergo, in cui dopo cena venne a trovarci Massimo, un altro fratello Benellista che venne per conoscermi e capire chi fosse il folle.

E come sempre arrivò l'ora della nanna.

31agosto

La notte prima, aiutai un po' Paolo nel suo albergo e capì che lui in realtà è un cyborg visto che già alle sei del mattino era già pimpante, mentre io, cambiamo discorso che è meglio.

Facemmo colazione Paolo, massimo ed io.

Massimo venne a trovarmi per farmi fare un giretto in quei posti ed arrivare da tribal a Lucca per salutarlo.

Arrivati lì, salutai tribal e continuai il viaggio verso Arezzo (si feci avanti e indietro , ma non è finita qui).

E andando verso Arezzo capi' che vedendo questi tre fratelli benellisti, se vorrò essere highlander dovrò andare lì.

(Spiegherò in futuro , forse, il perché).

Il viaggio verso le Arezzo fu meraviglioso con tutte quelle strade di montagna, col rumore di Valchiria e con un casco finalmente decente. 

Arrivai ad Arezzo e qui finalmente inizio' la mia vacanza dai miei parenti a ponte Buriano, dove stesi fino al 10 settembre.

31/10settembre

Ovviamente non racconterò tutti questi giorni, ma semplicemente i giri in moto che feci. 

Giorno 3

Da ponte buriano andai a Empoli e ritornai, in quanto ero in compagnia con i giornalisti di "una canzone per te" di Orme radio, Simona e Paolo (seguiteli). Durante il viaggio comunque mi colpì una ape, quindi la lezione che imparai fu quella di mettere i guanti.

Giorno 5

Prato magno, con 20km di sterrato (a quanto pare Valchiria ama fare ciò) del tutto inaspettato, così inaspettato anche il fatto che persi le chiavi della moto. In quel momento pensai alle varie soluzioni per farla partire, ma fortunatamente dopo tre ore di sali e scendi le ritrovai (ragazzi non inventatevi mai i sentieri, seguiteli). Visitai Cortona, Monte San Savino nei giorni successivi. Durante in quelle notti ebbi anche un incontro con un cinghiale.

10settembre

Dopo quei giorni di relax con i miei parenti, fu il giorno di Intraprendere il viaggio verso un ulteriore fratello benellista, Gianfranco a Montebuono.

Luogo in cui dovette venirmi a prendere perché google Maps decise di non farmi trovare la sua officina Tocci. Venuto a prendermi mi fece visitare la sua officina dove conobbi parte della sua famiglia e collaboratori tra cui Mathias che parlando di un suo viaggio (corrispondeva alla meta di tribal, lo presi come segnale) mi fece confermare la prossima meta. Appena chiuse l'officina Gianfranco, andammo a mangiare con la sua famiglia.
Che dirvi, andate in quei posti e godrete di ottimo cibo.
L'indomani prima di andare a lavoro Gianfranco oltre a mostrarmi le sue moto mi fece guidare la sua Honda 600 CBF ( si è proprio fidato visto che guidavo da sempre e solo 125, forse questo non glielo dissi). Arrivò il momento dei saluti, con la promessa da mantenere del motoraduno che organizzerà il 9/10 novembre.

La prossimo meta era "lontanissima"... ROMA.

A Roma fui ospite di una mia carissima amica, Grazia, passai due giorni assieme al suo ragazzo ed i suoi amici che ringrazio vivamente per quei due giorni di risate. 

13 settembre

 Dopo aver passato l'11 ed il 12 a Roma, il 13 andai a Napoli, da coloro che mi ospitarono la prima sera. Anche per un motivo in particolare, dimenticai alcuni oggetti.

14settembre

La partenza la presi con calma, perché pur essendo direzione Catania, avevo intenzione di dormire in spiaggia. Eh sì, sembra strano, ma volevo stare una giornata sola con Valchiria nel pensare a tutto ciò di bello era stato fatto. Durante il viaggio incrociai dei motociclisti, di cui uno mi indicò e nel frattempo indicava il logo della sua moto "Benelli".
Ci accostammo ed era uno dei ragazzi che stava seguendo questo mio viaggio, Pasquale.
Ci prendemmo qualcosa da bere assieme anche col suo amico Michele e successivamente proseguimmo i nostri viaggi.
Dopo qualche km sentii pizzicare alla caviglia, il dolore mi fece uscire il piede dalle marce, ma nello stesso momento presi una scaffa che fece fare un movimento anormale al piede.

Mi accostai, per capire che cosa avesse punto la caviglia (con tutta la tuta da motociclista).

Era una vespa.

Noncurante di ciò, tolsi la punta e continuai il viaggio (memore dell'ape di Empoli).

La notte calò e in una spiaggia vicino Cosenza mi adagiai.

Con valchiria accanto col suo rumore del motore quando si spegne e cerca di raffreddarsi.

Guardando le stelle ad un tratto chiusi gli occhi e quando li riaprì il sole stava per sorgere. 

15settembre

Risvegliatomi in spiaggia, mi alzai come uno zombie un po' anche aiutato dal fatto che la caviglia punta dalla vespa iniziava a farmi male.

Accesi valchiria e direzione Catania, precisamente Viagrande.
Come ho spiegato all'inizio, tutto il viaggio è nato per gli appuntamenti legati a Orme 2.0, il mio libro.
L'ultima tappa del viaggio infatti prevedeva l'arrivo al mio ultimo appuntamento legato a questo mio piccolo tour in cui avrei fatto da giudice per un contest canoro organizzato da Unica eventi.

Il viaggio si è concluso col mio arrivo alla villa di Viagrande, in cui ad aspettarmi c'erano i miei amici di Corsaro Moto ad attendermi e che avevano lo stand durante questa sagra, la mia famiglia e tanti amici cari.

Penso nella mia vita di non aver mai rispettato tutti questi orari e appuntamenti.

Arrivai puntuale e preciso nel fare ciò che dovevo fare.

Peccato solo per la gamba, una gamba che diventò kebab per via di una slogatura e di una infezione batterica.

L'indomani pronto soccorso con tanto di schock anafilattico beccando l'unico antibiotico a cui sono intollerante.

Ma ciò che fu divertente è stato l'ingresso di un medico che mi dice "tu quando guidi devi usare la tuta", poi rimase un attimo in silenzio a guardarmi e dopo un po' disse "che moto hai?".

Risposi e successivamente urlo "Sei Stelviooooo, facciamoci una foto, sono Mosè".

Benelli e benellisti ovunque.

Come ho detto non avrei parlato molto degli appuntamenti del libro e della musica e che mi sarei concentrato molto sul viaggio.

Ma alla fine ho raccontato cose più dettagliate sulle persone che ho incontrato al mio rientro.

Questo perché, in un mondo che viviamo, fatto di egoismo, ho trovato un lato umano che difficilmente si trova in giro.

L'umanità di tutti motociclisti che ho incontrato sarà indelebile nei miei ricordi.

Grazie. 

Un ringraziamento lo devo fare anche alla Benelli, nell'aver creato Valchiria, (BN 125).

Un piccolo mulo che oltre al consumo quasi inesistente, mi ha stupito in alcune strade in cui pensavo che sarei dovuto scendere.

Mi ha fatto sognare nello sterrato e nel bagnato.

Così come nella guida notturna in tutte quelle ore da Bormio a Berlino.

Che dire, Meraviglioso. 

Grazie a chi mi ha sostenuto,

A chi ha creduto in me,

A chi mi ha mandato un messaggio,

A chi mi ha telefonato,

Grazie a tutti i fratelli benellisti.

Grazie alla famiglia benelli.

Grazie. 

Adesso, si pensa alla prossima meta.

Stelvio Albani


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