Il viaggio di Stelvio Albani da Catania a Berlino andata e ritorno (parte 1)

Stelvio Albani e moto

Racconto di viaggio di Stelvio Albani

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Il tutto è cominciato dopo la pubblicazione del mio libro "Orme 2.0".
Bisognava presentarlo in giro e come l'anno prima, mi balenò la domanda "Perché andare in aereo o treno? Vai in moto Stelvio", solo che quest'anno i km erano ben diversi rispetto a Catania-Firenze.
Iniziamo. 

9 agosto (giorno della partenza)

 La sveglia suona alle 4 del mattino, ma l'essere pigro e la tranquillità dell'aver preparato la sera prima la sacca mi portano a posticipare la sveglia, ricordavo di averla posticipata di poco… e invece, risuona e sono le 6.
Come il Conte Dracula mi alzo di scatto e inizio a prepararmi immediatamente, sapete, due ore di ritardo con un Benelli BN 125 non si possono più recuperare, soprattutto se la prima meta è Napoli.
Fatta colazione, lavato, data una carezza al cane che aspettava che lo portassi fuori e di corsa verso "Valchiria" (la mia moto), già lì pronta a dirmi che ero in ritardo.
Accendo il motore così da farlo riscaldare, sistemo la sacca col ragno sul serbatoio che per un po' verrà usata come cuscino durante il viaggio.
Si apre il cancello, una carezza a valchiria e ci si dice "Pronti, andiamo", direzione Messina.
Durante questo tragitto avrei voluto vedere l'alba, ma svegliandomi alle sei era impossibile.
Però ero lì, con casco senza visiera, occhiali con vetri gialli a coprire i miei occhi, pantaloncini e magliettina.
Arrivai a Taormina e feci una piccola sosta per un caffè, in cui un ragazzo incuriosito dalla mia moto mi chiese dove stessi andando, visto anche l'enorme sacca su di essa.
Alla mia risposta rimase un po' perplesso, ma non gli posso dare torto.
Dopo la chiacchierata e il caffè, mi rimisi in moto.
Arrivai a Messina, in cui avevo un primo appuntamento per questo mio libro, piccola strimpellatina al bar di una mia cara amica e (un altro caffè, tanto ormai ero in ritardo) di corsa verso il traghetto.
Lì, ovviamente mi accorsi di quanto pesante fosse quella mia sacca o di quanto piccolo potessi essere io, iniziai a barcollare come non mai durante la navigazione.
Sbarcando a Reggio accostai, impostai il navigatore direzione "Napoli" e con Valchiria ci siam detti "Dai che ce la facciamo".

Il viaggio fu meraviglioso, mi innamorai subito di Scilla, mi innamorai subito di questo continuo mutare del panorama, mare, montagna e viceversa (il mio punto preferito fu in Basilicata, quella natura mi ha fatto scoppiare il cuore).

Il viaggio proseguì senza ulteriori soste, qualche piccola sosta veloce per mangiare un pacco di crackers o un goccio d'acqua, ma il ritardo era troppo e non volevo aumentarlo visto che durante la strada tra cantieri e confusione l'ora di arrivo sembrava inarrivabile.

Per passare il tempo iniziai a cantare delle canzoni, ma non so per quale motivo, la canzone che ho ripetuto in loop è stata "Pensami" di Julio Iglesias, non chiedetemi il perché, so solo che quando iniziai a cantarla guardai una nuvola e forse penso che le stessi dedicando ciò che ho visto i giorni successivi.

Il viaggio continuò così, tra pensieri, domande esistenziali e canzoni, solo che col passare delle ore di guida si aggiunse anche l'acido lattico (riconosco di non aver fatto tanta attività fisica nell'ultimo anno).

Però finalmente verso le 22 di sera arrivai a Napoli (eh sì, ritardo per ritardo la presi proprio comoda).
Arrivato in Piazza del plebiscito notai di come la mia abbronzatura fosse uno schock per chi mi guardasse, avevo il segno della magliettina, occhiali e pantaloncini, INGUARDABILE.

Ma non mi importava più di tanto, lì ebbi il primo incontro con uno della famiglia "Benelli" (più in là scoprirete perché uso questa parola), un ragazzo che aveva la mia stessa moto ed aveva il piacere di conoscere quel matto che stava per intraprendere un piccolo viaggetto folle per il suo tour.
Venni catturato dall'ospitalità napoletana e subito mi ritrovai con un caffè in mano (tanto per cambiare, quel giorno ho bevuto solo caffè si può dire ed oltre ad essere ulteriormente euforico per la caffeina l'indomani avrei sudato caffè).

Dopo aver parlato un po' della moto, delle prestazioni, degli elogi nei consumi (oh, 50 al litro, altro che elogio, lo si urla in giro), dei viaggi che si vorrebbero fare in futuro, ci salutammo in quanto avevo un appuntamento con un altro Benellista e lui doveva andare a lavoro.
Mi indirizzai a casa verso la famiglia che mi avrebbe ospitato ( eh sì, i social a volte ci accomunano per interessi, la moto è una di questi), il mio amico Antonio venne con tutta la sua comitiva per presentarmi a loro e per raccontare un po' quel che stavo andando a fare.

Ma a un tratto, come successo prima con il caffè, stavolta mi trovai in mano pizza ed altre meravigliose prelibatezze culinarie di Napoli (io che non avevo mangiato ancora, fu come essere in paradiso, penso che ingrassai già un chilo quella sera).
Passai la serata coi ragazzi, parlare della moto, fare dei giretti nel scambiarcela per guidarla (anche Antonio era possessore della BN 125) e darci suggerimenti a vicenda.
Però a un tratto il sonno si fece sentire da tutto quanti e si andò a dormire.
Ovviamente però, prima si da la buonanotte a Valchiria.

10 agosto

 La sveglia messa in un orario decente per evitare di disturbare la famiglia che mi ha ospitato ha iniziato a suonare, mentre il mio corpo non abituato a tutte quelle ore di viaggio (l'ultima volta accadde l'anno prima) assumo i movimenti di uno zombie, movimenti che smisero per l'immensa colazione avuta dopo l'odore del caffè che aveva rinvigorito l'animo e con quel "che fai? Questo non lo assaggi?".
Mangiato e dopo l'altro chilo preso, un amico della famiglia venne a salutarmi per conoscermi e incredulo anche solo nel sapere che da Catania ero lì a Napoli, volle provare la mia piccola valchiria, mentre io andai col BN del mio amico, (ricordava la mia nei suoi primi km, che sensazione).
Ritornato, iniziai a sistemare quella creatura che stava prendendo vita (la mia sacca) con quell'ukulele pendolante e quella bottiglia d'acqua che sembrava stesse cadere da un momento all'altro.
Attaccati bene sul serbatoio col ragno, andai a fare benzina accompagnato da un loro amico  (i benzinai ancora sono increduli per la risposta alla loro domanda "ma dove stai andando?"), fatto il pieno, ritornai verso la casa che mi ospitò e dopo aver salutato la famiglia alla quale dissi di no per il pranzo che volevano offrirmi , iniziai a dirigermi verso Francavilla al mare, vicino Pescara.

Si può intendere come un coast to coast no?

E nel mentre mi facevo questa domanda pensavo a ciò che avrei potuto mangiare qualora fossi rimasto lì a pranzo, però nello stesso istante pensai che fosse stato meglio così, per poter arrivare in un orario decente a Francavilla.
Con la partenza alle 12 (presa con calma), mi dava all'incirca qualche oretta per arrivarci, quindi ero super tranquillo, Valchiria sembrava amare il passaggio che stavamo attraversando (ovviamente, abbandonate le strade incasinate di Napoli che ricordavano Catania, ha tirato un po' di sollievo. Soprattutto mi fece rimbecillire il traffico ed il modo di guidare a Napoli troppo simile al nostro catanese che per un attimo pensai fossi a Catania).
Le strade piene di alberi erano un toccasana per la mia abbronzatura, la strada era ben curata, ben curata soltanto quando dissi che lo era perché ad un tratto iniziò un enorme discesa degna di un film d'azione.
Buche, strada dissestata e pendenza notevole mi fecero fare dei cambi di direzione come se dal cielo una navicella spaziale stesse cercando di colpirmi.
In più avevo quella sacca davanti che di certo non mi aiutava ad essere leggiadro nei movimenti, però, era ottimo per appoggiarmi.
Finite queste serie di strade, si arriva finalmente a Francavilla.
Paesino meraviglioso con un pontile a mare sulla quale stavo per fare salire valchiria per una foto, ma il mio essere civile mi fece fermare.
Arrivai puntuale per incontrarmi con Carla, una donna in gamba che si dedica all'arte e demmo spazio un attimo al mio libro.
(Del mio libro non parlerò tanto, son qui per parlare del viaggio).
Ricordo però che quella sera si capì molto il senso di avventura del viaggio, quando mi dissero:

"Stelvio dove dormirai?"

Ed io "beh, se trovo un albergo ok, se no, in spiaggia".

La mia risposta li lasciò un po' perplessi, però mi accorsi che durante la cena alla quale mi avevano invitato, cercavano di trovarmi un alloggio mentre io tranquillo pensavo che sarei andato negli alberghi di persona e avrei parlato con loro.
Finita la cena non c'era stato modo di trovare la stanza, lì tranquillizzai dicendo che in caso c'era l'enorme spiaggia. Notai a un tratto che Carla mi diede un enorme pacco bianco, erano i salati di una presentazione del libro, gentilissima fu, ebbi con questo gesto colazione e pranzo per l'indomani.
Salutatomi con loro mi squillò il cellulare, il numero segnava Pescara... risposi...
"Stelvio, ma che mi combini, vieni a Francavilla e non passi a trovarci?... ... ..."
Colpo di fortuna, amici di famiglia erano lì e non me ne ricordavo.
Soluzione trovata per andare a dormire.
E con Valchiria ci dirigemmo da questi nostri amici che ancora non credevano sia ciò che stavo andando a fare e sia come ero diventato... Non mi vedevano da più di 20anni...
Raccontandoci tutto ciò che dovevamo raccontare si fece l'ora della nanna.
Prima però, di corsa andai a dare la buonanotte a Valchiria. 

11agosto

La mattina con gli amici di famiglia, continuammo i nostri racconti, non avevo molta premura perché sarei dovuto andare prima a Senigallia per alcune cose per il libro e poi a Rimini dal direttore di 4gamehz.
Molto scialla questa tappa, pochi km se paragonati alla prima giornata.
Il risveglio stavolta fu più sciolto, sembravi un t-rex nel camminare , meglio di uno zombie però.
In quel vialetto di ghiaia che mi piacque guidare perché mi piaceva quella sensazione di fuoristrada salutai i miei amici imboccai la strada e accostandomi postai Rimini, tanto sarei dovuto passare da Senigallia.
Una tappa tranquillissima, bel vedere, vento in faccia , persone che in bici a volte erano più veloci di me.
Mi accostai con valchiria per farla riposare un po' sotto la prima ombra che vidi ed iniziai a mangiare quei salati ricevuti la sera prima.
Il bello di queste pause e che stando solo hai la possibilità di ragionare molto con te stesso e su te stesso, la possibilità di guardare tutto ciò che c'è attorno senza che nessuno ti metta premura, una pace oserei dire.
Fatta riposare un po' Valchiria, mi rimisi in moto ed arrivai a Senigallia.
Senigallia la descriverei:
Jamboree
Rotonda sul mare
Rispetto altrui
Mi ha affascinato.

Soprattutto mi ha affascinato l'incontro con due miei cari amici Borchio e Sharon che partecipavano al Jamboree... Vederli accanto a me vestiti anni 50 era qualcosa di magico, soprattutto trasportato in quel mondo sconosciuto sia per me che per Valchiria.
Ricorderò la canzone "tipi da spiaggia" cantata da Borchio col mio ukulele per le vie di Senigallia mentre mi spiegava quel mondo.
Ho avuto la fortuna tramite loro di entrare nel settore in cui esponevano le macchine d'epoca (ho visto macchine che voi umani non vedrete) e la possibilità di conoscere gente speciale come Mauro che dal nulla ha preparato un banchetto per aperitivo nella quale mi ritrovai in mano subito un bicchiere di prosecco ed una corona al collo hawaiana.
Tra le cose da fare per il libro, tra l'incontro, tra la bevuta ed un altra dimenticai sia l'appuntamento e sia il fatto che dovevo spostare valchiria dalle strisce perché avrebbero chiuso la strada.
Vidi ad un tratto un poliziotto e dissi se già avessero fatto la multa, mi rispose di no ma diede la possibilità di avvicinarla dove ero. Prendendola e portandola da me, molti si incuriosirono e iniziarono a domandare e come ogni volta volta, alla risposta rimanevano increduli.
Però ormai era il tempo di andare, salutai tutti e mi diressi verso Rimini, certo che guidare con la collana non fu il massimo, però era alquanto fashion e a qualche ragazza piacque.
Arrivato a Rimini, arrivai puntuale per la cena con Massimo (direttore 4 gamehz).
Ma quel che mi ricorderò son le ragazze e la Hoegaarden, che mix perfetto in quel di Rimini.
Fu il momento di disfare la sacca e di coricarmi e prepararmi per l'indomani.
E come sempre, prima del b&b, una buona notte a Valchiria bisogna darla.

12agosto

 Quella mattina ero elettrizzato nell'andare a prendere Valchiria e dirle che era il grande giorno.
Sì un giorno molto importante, da Rimini la tappa che avevo scelto era il "Passo dello Stelvio".
Eh sì, un nome che mi ha accompagnato sin dalla nascita in quanto mi chiamo proprio Stelvio.
Quindi immaginatevi come ero elettrizzato durante il viaggio, come pensavo già alle foto da farmi con tanto di didascalia  come "Uno Stelvio sullo Stelvio che insegna il passo dello Stelvio" (mi pare che usai alla fine questa).
L'emozione era un po' come quando hai il tuo primo appuntamento con una ragazza, imbarazzato, non sai cosa fare e pensi un po' a quel che verrà dopo.
Quel che posso confermare e che tutti i miei pensieri furono abbelliti solo e soltanto quando arrivai li sul posto, ma non fu proprio quel giorno, ma il giorno successivo.

Mo' racconto questa tappa.

Come dissi ero elettrizzato come non mai, attaccai col ragno quella sacca bloccando bene l'ukulele per evitare che non dondolasse e urtasse qualcuno in bici. Accedi il motore ed aspettai che valchiria fosse pronta, arrivato il momento, marcia in giù e via.
C'era un sole meraviglioso, l'aria era fresca, durante la strada tante persone a praticare jogging o semplicemente andavano in bici.
Io ero sempre più elettrizzato perché erano anni che volevo arrivare lassù.
Il viaggio proseguì bene fino a che non mi accorsi che non attaccai bene il cellulare al cavo USB (si, feci montare il cavo USB della Trk su Valchiria, dai miei amici Corsaro Moto, ottimo lavoro e utile più che altro), ma quando me ne accorsi fu troppo tardi, il GPS consumava troppa batteria ed il cellulare al 20% non riusciva a caricarsi.
Quindi dovetti fermarmi, staccare il GPS e aspettare che si ricaricasse.
Lungo la strada quindi mi accostai e feci un piccolo spuntino, l'emozione era troppa che non avevo molta fame.
Ad un tratto però mentre parlavo con Valchiria sulla strada che avremmo dovuto fare, sentimmo un tuono.
Mi girai piano piano, vidi delle nuvole che non parvero così cariche di pioggia, più che altro riconobbi la nuvola della canzone "Pensami" di qualche giorno prima.
Era lì, forse pensava che la dedicassi a lei.
Ad un tratto però il cielo incomincio' a cambiare colore e nel frattempo il cellulare si carico'.

Attenzionai se avessi collegato bene il cellulare e avviai Valchiria, con l'intento di arrivare sul passo e riuscire a trovare una stanza libera lì sopra (si, non avevo prenotato nulla, molto all'avventura).

Questa tappa fu meravigliosa per la corsa con il tempo, corsa contro le nuvole e cambio di paesaggi di città e montagne in quanto io posso prendere solo le statali.

Ricordo ancora quando ad un tratto vidi alla mia sinistra un lago (non scrivo il nome perché ero ignaro del nome e mi secca fare il figo adesso nello scrivere) il quale mi fece distrarre nel guardarlo e sbagliai strada, me ne accorsi solo quando Google Maps mi disse "Appena puoi torna indietro e non ti distrarre più".

Ad un tratto però la pelle esterna dalla copertura dei miei occhiali gialli iniziava ad essere colpita da dei piccoli aghi, non erano altro che le gocce della pioggia.

Non so quante me ne dissi da solo per via di aver portato questo casco senza visiera, mi accostai e presi antivento e fasciacollo messo fino al naso.

Faccio un po' di km così e penso "Oh mamma, mo ci sarà FREDDISSIMO li sopra" , ma in quel momento uscì il sole, sole che mi accompagnò fino all'ultima galleria prima di entrare a Bormio.

Sole che all'uscita non trovai perché prese il suo posto il temporale o più che altro acquazzone da parte della nuvola che non salutai.

Subito con Valchiria vidi che alla destra c'era un albergo, mi fermai e chiesi se avessero una stanza , ma l'unica che avevano erano per 4persone (non era il caso), chiesi se ci fosse un altro vicino, ma il prezzo che chiesero' era forse pari alla stanza delle quattro persone.

Ritornai al primo albergo e chiesi se ce ne fosse un altro, mi indicarono l'"Hotel belvedere", chiamai, prezzo GIUSTO e andai con valchiria subito li, mentre la pioggia si abbatteva sempre più forte.

Entrai e dissi che ero il ragazzo di poco fa, mo guardavano tutti un po' straniti, pensai che fosse per la sacca che era più grande di me.

Mi diedero le chiavi, salì in stanza, posai la roba, uscì tutta la roba bagnata e andai in bagno.

In bagno capì il perché mi guardarono straniti, la pioggia sul mio viso aveva formato delle gocce nere, perché la mia faccia era Sporca di smog (hai voluto portare il casco senza visiera?).

Mi lavai e scesi per la cena, cena squisita e abbondante perché uno dei camerieri proveniente dalla Tunisia pensava fossi tunisino, ma eravamo lì vicini comunque.

Passai la serata facendo quattro chiacchiere col proprietario, con la cameriera che mi consigliò cosa fare  e con altra gente intorno.

Mi feci spiegare la strada per il Passo.

E finalmente domani, ci saremmo visti.

Andai a dare la buonanotte a Valchiria e non mi accorsi che C'erano delle persone che guardarono la scena e che sorrisero nel vederla.

Andai in stanza e mi addormentai pensando al passo.

13/14 agosto

(Mo' spiego il perché di questa data così)

Il sole sorge facendomi scoprire che la mia "adorata" nuvola se ne era andata.

Toccai la roba che il giorno prima era bagnata e vidi se ancora lo fosse, alcune si e alcune no, quelle bagnate le misi fuori ad asciugarsi durante la colazione sotto quel sole che irradiava il terrazzino.

Scesi giù e notai che molta gente inizio' a sorridermi mentre mi dava il buongiorno e scendendo le scale sentì dire "da Catania?", ovviamente feci lo gnorri (se mi fossi fermato a parlare avrei avuto meno tempo di fare colazione).

(In sostanza il mio bacio a valchiria la notte prima fu tema di una chiacchierata tra alcuni clienti ed il proprietario dell'albergo il quale racconto' che ero in giro per arrivare "da una parte" partendo da Catania, anche per pubblicizzare questo mio libro).

Iniziarono così molte domande da parte delle persone che facevano colazione con me, dicendomi dove andavo, di cosa trattava il libro e tra un morso, un sorso, una spalmata, un cornetto, una spremuta (dovevo riempirmi, perché non sapevo dove avrei fatto colazione) risposi a tutte le domande, penso che avevo qualche briciola sparsa in faccia.

Conobbi tante persone e non pensavo che quel gesto del bacio, per me così normale, poteva suscitare tanta curiosità, quando si ama qualcosa penso sia normale no?

Non mi dite che non accarezzate le vostre moto?

Alcuni motociclisti, mi fecero complimenti, volevano sapere i tragitti, ma ero e sono ignorante e vagamente spiegai le strade.

Con alcuni signori parlai del libro, con altri un po' la storia del mio nome.

Ecco il mio nome.

Quando mi fecero questa domanda guardai subito l'orologio e notai che già erano le nove, non volevo ritardare minimamente e sali' subito in stanza a prendere tutta la roba e prepararmi per il "Passo dello Stelvio".

Foto di rito con gli addetti dell'albergo e via. 

La tappa di quel giorno doveva essere 

"Passo dello Stelvio" e pernottamento lì stesso o nel primo b&b che avrei trovato.

Così...DOVEVA ESSERE.

Prima di incamminarmi mi informai se nelle vicinanze ci fosse una fontanella, fortuna mia c'era ed era pure della sorgente della Levissima, mi sentii Messner.

Mentre riempivo la bottiglia un signore si mise a guardare valchiria e mi domando dove l'avessi presa perché pensò che fossi delle zona, ma appena gli dissi di dove ero e dove volevo andare, mandò subito la foto al proprio figlio dicendogli di cosa poteva fare con quella moto.

Salutai il signore e la moglie che successivamente si unì e mi diressi, ma sbagliai subito strada ed entrai in una strada privata in cui incrociai il mio animale preferito, il lupo… MENO MALE CHE ERA LEGATO.

Ripresa la strada giusta mi avviai, immaginandomi chissà come sarebbe stato questo passo.

Ma prima ancora, però accostai, perché pensai "Ma le curve come le prendo con sta sacca messa davanti?", (Ho da un anno la moto) quelle curve che già mi fanno venire il giramento di testa al solo pensarle.

Quindi per evitare quella creatura vivente davanti, decisi di mettere la sacca sulle spalle.

L'emozione era tanta, sempre più friccicato.

Più mi avvicinavo e più l'adrenalina cresceva, così come la differenza tra me ed i veri motociclisti: 

Io, pantaloncino corto, antivento, casco senza visiera.
Gli altri, ABBIGLIAMENTO TECNICO.
Sì avete letto bene, per arrivare al passo dello Stelvio ero partito in pantaloncini, idea SBAGLIATISSIMA.
Mentre ero incantato dai vari paesaggi (di questo se ne son accorti i motociclisti che incontrai prima della dogana Austriaca) e guardavo estasiato il mondo attorno a me, il clima stava già iniziando a farsi sentire e a farmi capire quanto ero impreparato senza abbigliamento tecnico.
Per raccontarvi la scalata e discesa del passo dello Stelvio, basta dire che grazie al servizio di fotografi che ci sono lì nelle loro postazioni ho tre fasi di questo mio percorso.

Nella prima fase si vede uno Stelvio felice in pantaloncino corto con giacchetta antivento, casco senza visiera che guardava il panorama, cascata, cielo, strade estasiato. 

Seconda fase:
Il clima diventa più freddo, nuvolone, arrivo nel fantomatico PASSO DELLO STELVIO, dopo essermi accostato per mettermi dei pantaloni lunghi per coprire ormai quelle gambe diventate colonne di ghiaccio.
Richiesta di foto balbettante ad un ciclista che un attimo prima era lì sotto il cartello con tanto di scambio reciproco di favore per la foto.
Io lì super emozionato, IL MOMENTO ERA ARRIVATO.

"STELVIO SULLO STELVIO CHE INSEGNA IL PASSO DELLO STELVIO".

Ma il freddo chi l'aveva considerato?
Ignoranza mia, perché non mi hai fatto informare prima sulle temperature che avrei incontrato.
Felicissimo andai a comprare gli adesivi e come un bambino lì attaccai sulla mia piccola valchiria, piccola nel vero senso della parola, messa accanto a quelle moto che sembrano dei Transformers a confronto e sulla quale non arriverei a salirci con tutto lo scalino.
Lì in mezzo felice nell'aver raggiunto quella metà, quel paesaggio che ho fotografato in ogni minimo dettaglio, ma più fotografavo e più vedevo lei, la fatidica nuvola del mio viaggio.

Eccola, era lì a farmi i complimenti, PENSAI...

Vai alla seconda parte del viaggio!

Stelvio Albani sullo Stelvio

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