Hai un casco in mano e una domanda sola: puoi metterlo in testa domani senza rischiare la multa? La risposta sta sull’etichetta di omologazione, cucita al cinturino: se lì trovi una E dentro un cerchio seguita da un numero il casco è omologato e in Italia sei in regola, se trovi solo la scritta «CE» no. Le due cifre dopo dicono un’altra cosa: quanto è recente lo standard che ha superato.
Dove sta l’etichetta di omologazione del casco, e come si legge
L’etichetta di omologazione del casco non sta sulla scatola né sull’adesivo dietro la calotta, ma sul cinturino, cioè sul sistema di ritenzione: se non c’è, quel casco per la strada non è omologato. Il controllo si fa in cinque passi, due minuti.
1. Apri il cinturino e cerca l’etichetta. È un rettangolo di tessuto o carta plastificata, e va guardato su tutti e due i lati; se qualcuno l’ha tagliato via perché grattava, la prova che il casco è regolare non c’è più.
2. Trova la E dentro il cerchio. Il numero accanto indica il paese la cui autorità ha rilasciato l’omologazione, non quello in cui il casco è valido: qui sbagliano quasi tutti.
3. Leggi le prime due cifre del numero di omologazione. «06» vuol dire ECE 22.06, «05» vuol dire 22.05, poi si scende: 04, 03, 02. Se vuoi capire cosa cambia con la ECE 22.06 e quali prove deve superare un casco, c’è la guida dedicata.
4. Guarda la lettera dopo la barra. Descrive la mentoniera: J senza mentoniera, P mentoniera protettiva, NP mentoniera amovibile o mobile che non protegge, P/J mentoniera mobile che protegge in tutte e due le posizioni. È la sigla che separa un jet da un modulare vero, quindi se stai ancora scegliendo tra integrale, jet e modulare parti da lì.
5. Gira il casco e cerca l’anno. Sulla calotta devono comparire marchio del costruttore, taglia in lettera e in centimetri, anno di produzione; c’è poi una seconda etichetta in italiano, ben visibile, che avverte di sostituire il casco dopo un urto violento. Manca tutto questo? L’etichetta sul cinturino, da sola, vale poco.
La E nel cerchio e le due cifre non dicono la stessa cosa: la E riguarda la legge, perché l’articolo 171 del Codice della Strada chiede un casco «conforme ai tipi omologati» senza nominare nessuna serie, mentre le cifre dicono con quale versione del regolamento quel casco è stato provato.

Che faccio se sull’etichetta non c’è E3
Niente: il casco va bene lo stesso. Il numero accanto alla E dice quale autorità ha firmato l’omologazione, non dove puoi usarlo — e chi teme la multa perché sul suo usato c’è E13 e non E3 si preoccupa per niente.
| Sigla | Chi ha rilasciato l’omologazione | Nell’Unione europea? |
|---|---|---|
| E1 | Germania | Sì |
| E3 | Italia | Sì |
| E4 | Paesi Bassi | Sì |
| E11 | Regno Unito | No, dal 2020 |
| E13 | Lussemburgo | Sì |
| E48 | Nuova Zelanda | No, mai stata |
Gli altri numeri assegnati sono una settantina, e qui c’è la trappola: non tutti i paesi con un numero E omologano caschi. Quel numero dice che il paese aderisce all’Accordo ONU del 1958, ma poi ogni Parte sceglie a quali regolamenti aderire, e il regolamento 22 lo applica una cinquantina di Parti su settanta. Australia, Sudafrica, Corea del Sud, Thailandia e Giappone hanno il numero E, ma non quello.
Cinque numeri non sono di nessuno — 15, 33, 38, 59 e 61 — e un’etichetta che li porta non torna. Il 41 invece è dell’Andorra, che applica il regolamento sui caschi dall’11 aprile 2023: su un casco recente è legittimo, anche se molti elenchi lo danno ancora libero. Il 44 risulta assegnato all’Uzbekistan da fine 2025. L’elenco ufficiale è l’allegato 3 della risoluzione R.E.3 delle Nazioni Unite.
E allora perché la E11 mette ansia? Perché dopo la Brexit in molti hanno dedotto che non valesse più. Ma le sigle E sono delle Nazioni Unite, non dell’Unione europea, e il Regno Unito ha aderito all’Accordo del 1958 per conto suo il 15 gennaio 1963, dieci anni prima della Comunità europea. L’Unione ha un numero suo, il 42, che su un casco non troverai: omologano i suoi Stati membri.
Quando la sigla non basta
Tre casi in cui l’etichetta c’è, sembra giusta, e il casco resta un problema.
C’è scritto solo «CE». Il marchio CE dei dispositivi di protezione individuale non è l’omologazione stradale: il regolamento europeo sui DPI, all’articolo 2, paragrafo 2, lettera e), esclude i caschi coperti dal regolamento UN 22. Allora perché su tante scatole c’è scritto «omologato CE»? Perché suona come una garanzia — e un senso ce l’ha, ma sull’abbigliamento, dove leggere il marchio CE serve davvero.
Il casco è verniciato o pieno di adesivi. Quando vernici, adesivi, benzina o solventi attaccano il materiale della calotta il costruttore ha l’obbligo di avvertirti: il regolamento lo scrive come una condizione, non come un divieto.
Ha già preso una botta. Il regolamento impone di avvertire sull’etichetta che dopo un urto violento il casco va sostituito, anche se fuori sembra intatto.

Come controllo un casco usato prima di comprarlo
Un casco usato si compra con la diffidenza di una moto usata, e vale la pena rileggersi la checklist con cui si controlla una moto di seconda mano prima di andare a vederlo. Chiedi la foto del cinturino aperto e quella della calotta con marchio, taglia e anno: con quelle rifai da casa i cinque passi, poi fai tre domande.
- Ha mai preso un colpo, anche solo cadendo dal serbatoio?
- Di che anno è, e da quanto non lo usa nessuno?
- È stato verniciato, o ci hai attaccato adesivi?
Se il venditore si infastidisce, hai già la risposta. Un casco vecchio non è illegale: quello che lo rende inutile è il colpo che ha già preso.
Il casco vale anche negli altri paesi europei
Sì, e non per cortesia ma per trattato: un’omologazione rilasciata da un paese che applica il regolamento 22 vale in tutti gli altri paesi che lo applicano.
C’è però una porta lasciata aperta dentro lo stesso regolamento: il paragrafo 6.18 dice che il riconoscimento reciproco non impedisce a un paese di vietare i caschi privi dei requisiti di visibilità, cioè quattro superfici retroriflettenti da almeno 18 cm² l’una, una per lato. Gli obblighi nazionali in più, insomma, sono l’eccezione che la regola prevede: prima di un viaggio lungo controlla cosa chiede il paese in cui entri.
Fuori dall’area dell’Accordo cambia tutto: negli Stati Uniti vige la FMVSS 218, e un casco solo ECE non è automaticamente conforme.

Cosa rischi con un casco non omologato
Multa e fermo amministrativo del veicolo: quanto costa la multa e quanto dura il fermo sta in una scheda a parte.
C’è però una parte che un negozio non ti scriverà mai. L’articolo 171 del Codice della Strada punisce anche chi importa, produce o vende caschi non omologati, e prevede la confisca del casco pure se è già usato. Quel casco da 39 euro con «omologato CE» sulla scatola non è omologato per la strada, e chi te lo vende lo sa.
Fai così adesso: apri il cinturino del casco che hai in casa e cerca la E nel cerchio. Se c’è sei in regola, e se leggi 05 oppure 06 hai anche uno standard recente.
Domande frequenti
No: il regolamento UN 22 non fissa nessuna data di fine validità, chiede l’anno di produzione sulla calotta e pretende che i materiali non invecchino. Si estingue solo per ritiro o fine produzione, mai per il tempo che passa, e i cinque o sette anni di «vita utile» sono un consiglio del costruttore.
Sì: l’omologazione resta valida e l’articolo 171 non pretende una serie specifica. Non risulta nessuna circolare italiana che abbia limitato le serie precedenti alla 22.05. Il problema è un altro: un 22-04 ha almeno vent’anni, e quella calotta ha finito il suo lavoro.
Sì: la 22.06 è in vigore dal 3 gennaio 2021, dal luglio 2023 non si applicano più etichette 22.05 sui caschi nuovi, e dal gennaio 2024 ogni Stato può vietarne la vendita. Ma vietare la vendita non è vietare l’uso: il casco che hai già in testa resta legale.
Parti da quello che una copia sbaglia: numero di serie assente, numero di paese fra quelli non assegnati, «CE» al posto della E nel cerchio, nessun anno sulla calotta. Se ne manca più di una, lascia perdere. Occhio invece a un falso allarme: un’etichetta fissata in modo diverso dalla cucitura non è sospetta, perché il regolamento ammette altri sistemi.

