Il passo della Raticosa sta a 968 metri, nel comune di Firenzuola in provincia di Firenze, sulla vecchia statale 65. Ma se ci vai in moto la quota è il dato che ti serve meno. Quello che ti cambia la giornata è l'asfalto, il numero di camion e il piazzale in cima, dove si ferma mezza Emilia.
Quanto è alto il passo della Raticosa, e dove si trova
968 metri sul livello del mare. Il valico sta in provincia di Firenze, nel comune di Firenzuola, sul crinale che divide la Toscana dall'Emilia.
Ci passa la vecchia statale 65 della Futa. Statale non lo è più: dal 2001 la gestiscono le due regioni, ed è regionale dal lato toscano e provinciale da quello bolognese. Resta la strada storica fra Bologna e Firenze, quella che si usava prima dell'autostrada.
Da Bologna ci arrivi in meno di un'ora, da Firenze poco di più. Non è un passo da spedizione: è un passo da domenica mattina.
E la quota, allora, a che ti serve? A due cose concrete. Ti dice che il meteo lassù non è quello che hai lasciato in città, a quasi mille metri. E ti dice come sta la Raticosa rispetto al valico vicino: la Futa, una quindicina di chilometri più a sud sulla stessa strada, si ferma a 903 metri. È più larga, più veloce, e chiede un'altra guida. Se cerchi quella, ne abbiamo scritto a parte: com'è la strada della Futa e cosa chiede alla moto.
Da che parte si sale, e come cambia la strada
Dal versante bolognese, se puoi scegliere. È la salita più lunga e più godibile, e ti lascia la discesa toscana — più stretta — per quando le gomme hanno già lavorato un po'.
Si parte da Pianoro e si passa da Livergnano, Loiano e Monghidoro. I chilometri buoni sono gli ultimi: da Piamaggio in su la strada si mette a curvare e non smette più. Prati aperti, macchie di abeti, e il valico che vedi arrivare da lontano.
Dal lato toscano si sale da Firenzuola e il tracciato cambia faccia. È più chiuso, i tornanti sono più stretti, e la strada lavora contro il fianco della montagna invece di assecondarlo.
[IMMAGINE: la strada di montagna che scende a tornanti stretti dal valico fra prati aperti e macchie di abeti, vista dal ciglio in cima]
Il carattere della Raticosa sta in una riga: dove la Futa scorre, la Raticosa ti fa lavorare. Le curve si chiudono, il raggio non è mai costante, e la traiettoria che imposti all'ingresso quasi mai è quella che ti porta fuori. Ti capita spesso di doverla correggere a metà curva? Allora qui la differenza la senti, e conviene ripassare come si piega davvero in moto.
Poi c'è il panorama, che è il motivo per cui ci si torna. In cima la vista si apre sui due versanti insieme. In una giornata limpida capisci al volo perché la Linea Gotica passava proprio di qui.
Che asfalto trovi, e dove peggiora
Buono in alto, discutibile in basso. Il tratto migliore è quello vicino al valico, da entrambi i lati: fondo rifatto più spesso, meno traffico pesante, curve pulite. Scendendo peggiora, e peggiora in modi diversi.
I camion tagliano i tornanti. La 65 è un collegamento fra Bologna e Firenze, non una panoramica: i mezzi pesanti passano di qui tutti i giorni. Nei tornanti stretti allargano e stringono, e il fondo all'interno della curva resta ondulato e lucido. È il punto in cui la ruota davanti scodinzola mentre stai già piegando.
I cantieri sono la norma. È una montagna che si muove e una strada che va rattoppata di continuo. Un tratto perfetto l'anno scorso quest'anno può essere ghiaia e semaforo. Non è una lamentela: è il motivo per cui la prima passata di giornata si fa con calma.
Nei weekend di bel tempo è piena. Piena di moto, che è metà del divertimento. E anche di controlli: la Raticosa è famosa, e chi fa i controlli lo sa. Sui rettilinei fra un tornante e l'altro tieni la mano leggera.
E il punto peggiore qual è? Non quello rotto, che almeno si vede. È quello all'ombra nella parte bassa dei due versanti, dove gli alberi tengono l'asfalto umido fino a mezzogiorno. Su una strada così gli errori che si pagano di più non sono di tecnica, sono di ritmo: entrare deciso in un tratto che non conosci.
Perché tutti si fermano allo Chalet Raticosa
Per lo spazio. In cima c'è un piazzale dove le moto in sosta ci stanno a decine, e alla Futa di posto ce n'è molto meno. È quello che nel tempo ha spostato il ritrovo da una parte all'altra.
Lo Chalet Raticosa è il ritrovo storico dei motociclisti dei due versanti: bolognesi e imolesi da una parte, fiorentini e pratesi dall'altra. Nei fine settimana di primavera e d'estate diventa un salotto all'aperto. Moto in fila, caschi appoggiati sulle selle, e discorsi che partono sempre dalla gomma posteriore di qualcuno.
[IMMAGINE: moto parcheggiate in fila sul piazzale sterrato di un valico appenninico, motociclisti in piedi accanto con i caschi appoggiati sulle selle]
Da mangiare, al valico si sta sul veloce: panino, affettati, caffè, tavolini fuori con la vista sulle curve. Vuoi sederti davvero? Allora scendi sul versante bolognese. Fra Piamaggio e Monghidoro ci sono trattorie di paese con crescentine, tortellini al ragù e cucina di montagna. Alcune sono lì da più di un secolo.
Una nota se arrivi in compagnia. Il piazzale si riempie in fretta, e ripartire in dieci da lì è il momento in cui il gruppo si sgrana. Qualcuno resta indietro già al primo tornante. Le regole del viaggiare in moto in gruppo qui contano più che altrove: si decide prima chi apre, chi chiude e dove ci si riprende.
Il passo, per inciso, non lo hanno scoperto i motociclisti. Da queste parti passava la Mille Miglia, e la cronoscalata Bologna-Raticosa arriva ancora quassù.
Cosa chiede alla moto una strada di tornanti
Non la potenza. Il polso sul gas ai bassi regimi, e una frizione in ordine.
Su un tracciato di tornanti passi mezza giornata fra prima e seconda, sotto i quattromila giri, e alterni apri-chiudi in continuazione. È l'andatura peggiore per la trasmissione. La catena passa da tiro a rilascio decine di volte al chilometro, e ogni passaggio è uno strappo secco sui denti di corona e pignone.
In salita è anche peggio: riapri il gas con la moto ancora piegata, e tutto il carico va sulla catena in un colpo solo. Se il gioco è fuori posto lo senti proprio lì, in uscita di tornante. Controllalo prima di partire, con il metodo del tuo libretto e non con un numero letto in rete. Una rapportatura corta rende quest'andatura più fluida, ma un gioco sbagliato te lo fa sentire lo stesso.
[IMMAGINE: motociclista in uscita da un tornante stretto su una strada di montagna, guardrail scuro e crinale boscoso alle spalle]
La frizione lavora più del solito. Nei tornanti a raggio stretto la modulazione la fai con la leva, non col gas. Dopo una ventina di curve la mano sinistra te lo dice. E se hai il gioco della leva regolato male, qui diventa fatica vera.
I freni scaldano in discesa. Non per le frenate forti, ma perché la discesa non finisce mai. Scala e lascia lavorare il freno motore, invece di tenere due dita appoggiate per chilometri.
Le gomme si scaldano meno di quanto credi. Fra un tornante e l'altro viaggi a trenta o quaranta all'ora: la spalla lavora, ma la mescola resta tiepida. Il tranello è darle per calde solo perché sei in giro da un'ora. Il primo tratto veloce dopo il valico è quello in cui scopri di no.
L'anello con la Futa: quanto dura e quando farlo
Quanto ci vuole? Un centinaio di chilometri e mezza giornata. Il giro classico è Bologna-Firenze sulla 65, o al contrario: sali alla Raticosa, scendi verso Covigliaio, risali alla Futa e ti ritrovi in Mugello.
Farlo di corsa non ha senso. È una strada da percorrere, non da attraversare: se ti dai tre ore secche torni a casa con i chilometri e senza la giornata.
Quando andarci. Da tarda primavera a inizio autunno. Il valico di solito resta aperto tutto l'anno, ma in inverno neve e ghiaccio ci stanno, e il vento in quota è forte in ogni stagione.
Che giorno scegliere. Un feriale di bel tempo è il compromesso migliore: asfalto caldo, strada libera, nessuna coda al piazzale. La domenica ci vai per l'atmosfera, non per il ritmo.
In estate, occhio ai fondovalle. In cima si sta bene anche a luglio. Sotto, fra Pianoro e Firenzuola, il caldo picchia e il traffico non aiuta: i consigli per andare in moto col caldo valgono soprattutto per la parte bassa del giro.
Se hai mezza giornata e la moto in ordine, fai così: sali dal versante bolognese col fresco del mattino, caffè in cima, e prendi la discesa verso la Futa quando l'asfalto ha già preso il sole. Il resto lo fa la strada.

