La Futa è un valico a 903 metri sull’Appennino tosco-emiliano, sulla SS65, quasi esattamente a metà fra Firenze e Bologna. Di guide con l’itinerario ne trovi quante ne vuoi. Qui trovi l’altra metà: com’è l’asfalto, in cosa è diversa dalla Raticosa, e cosa chiede alla moto una giornata di curve senza respiro.
Dov’è e quanto è alta
Il passo della Futa sta a 903 metri, in provincia di Firenze, nel comune di Firenzuola. Ci passa la SS65, che non a caso si chiama “strada della Futa”: è la via storica fra Bologna e Firenze, quella che si usava prima che esistesse l’autostrada.
La posizione è la cosa che la rende speciale: circa 40 chilometri da Firenze e 40 da Bologna. Non è un passo da spedizione. È un passo che ti fai in mattinata partendo da una delle due città, e sei a casa per cena.
Ed è questo che ne ha fatto un classico: non serve organizzare niente. Si esce e si va — ed è anche il motivo per cui la trovi in quasi tutte le liste di itinerari in moto per l’estate.
Com’è la strada, versante per versante
I due versanti non si somigliano, e conviene saperlo prima di scegliere da che parte salire.
Dal lato toscano, partendo da Barberino di Mugello, la salita è di circa 13 chilometri con 630 metri di dislivello: fa una pendenza media intorno al 4,8%. Tradotto in sella: è una salita costante e mai ripida, che si percorre a marcia alta senza dover lavorare di cambio. È il versante più fluido.
Dal lato bolognese il tracciato è più lungo e più mosso, con più saliscendi e un traffico che nella parte bassa si fa sentire.
Il carattere della Futa, comunque, è uno solo: curve ampie e collegate, poche staccate vere, un ritmo che invita ad andare avanti senza mai frenare forte. È una strada che scorre, e proprio per questo è più insidiosa di quanto sembri: il pericolo non è la curva difficile, è la velocità che prendi senza accorgertene.
Futa o Raticosa: non sono la stessa strada
È la domanda che si fanno tutti, e la risposta breve è: le fai tutte e due, ma non sono la stessa esperienza.
La Raticosa è più in alto — 968 metri — e ha un carattere diverso: più stretta, più tecnica, con curve che si chiudono e obbligano a lavorare di più. La Futa è più veloce e più larga.
Stanno sulla stessa strada, la SS65, a pochi chilometri l’una dall’altra: il giro classico Bologna-Firenze le prende entrambe, ed è circa un centinaio di chilometri. Se hai mezza giornata, questo è il giro.
Sulla Raticosa nello specifico c’è il nostro pezzo dedicato.
Cosa chiede alla moto
Qui sta la parte che le guide di itinerari non raccontano, e che dopo un centinaio di chilometri di curve fa la differenza.
Una strada così non stressa la moto con i picchi: la stressa con la continuità. Cento chilometri di Futa e Raticosa non hanno un solo tratto durissimo, ma non hanno nemmeno un tratto di riposo. Tutto lavora sempre, allo stesso modo, per ore.
La trasmissione è il pezzo che se ne accorge per primo. In una giornata così la catena passa in continuazione da tiro a rilascio: apri in uscita di curva, chiudi in ingresso alla successiva, e ricominci. Non è il carico massimo a consumarla, è il numero di cicli. Se parti con il gioco fuori posto, torni con un gioco molto più fuori posto — e col rischio, se era troppo tesa, di scaldare il cuscinetto del pignone. Il metodo di controllo, con la condizione di misura giusta, sta nella guida alla manutenzione della catena.
I freni lavorano poco ma sempre. La Futa non ha staccate violente: ha centinaia di frenate leggere in ingresso curva. È il modo migliore per scoprire che le pastiglie erano più consumate di quanto pensassi, e lo scopri in discesa. Se non sei sicuro di come dosare i due freni in appoggio, come si frena in moto parte da lì.
Le gomme si scaldano e restano calde. È un vantaggio, non un problema: dopo i primi chilometri hai grip vero. Il rischio è l’opposto — abituarti a quel grip e portartelo in un tratto d’ombra dove l’asfalto è ancora freddo.
E poi c’è la piega, che su una strada che scorre si tende a fare con il corpo fermo e la moto sotto. Se vuoi lavorarci sopra, come fare le curve in moto è il punto di partenza.
Il cimitero germanico in cima
Arrivato al passo, sulla destra, c’è una cosa che quasi tutti fotografano e quasi nessuno spiega.
Il Cimitero militare germanico della Futa sta a circa 950 metri, poco sopra il valico. È il più grande cimitero di guerra tedesco in Italia: raccoglie i resti di 30.683 soldati caduti in oltre duemila comuni italiani.
Non è un monumento nel senso che ti aspetti. È stato progettato dall’architetto Dieter Oesterlen, costruito fra il 1962 e il 1967 e inaugurato il 28 giugno 1969: una spirale di muri in pietra che sale lungo il fianco della collina, senza retorica e senza croci in fila. Ci si cammina dentro in silenzio, e in dieci minuti si capisce perché la Linea Gotica passava proprio di qui.
Fermati. È la sosta che trasforma un giro in curve in una giornata che ti ricordi.
Traffico e asfalto: cosa aspettarsi
Tre cose che è meglio sapere prima, invece di scoprirle in sella.
Sulla SS65 passano i camion. È una statale di collegamento vero, non una strada panoramica: i mezzi pesanti deformano l’asfalto e lasciano il fondo lucido nei punti di frenata. Nei tratti bassi, soprattutto dal lato bolognese, si sente.
Ci sono spesso lavori. È una strada di montagna su un terreno che si muove, e i cantieri sono la norma più che l’eccezione. Un tratto che l’anno scorso era perfetto quest’anno può essere ghiaia e semaforo.
Nei fine settimana di bel tempo è piena. Piena di moto, il che è metà del divertimento, ma anche di controlli. La Futa è nota, e chi fa i controlli lo sa. Se la fai in compagnia, le regole del viaggiare in gruppo qui contano più del solito: su una strada che scorre, il gruppo si sgrana in fretta.
Prima di partire: sei controlli
- Gioco della catena, con il metodo del tuo libretto — non con un numero preso in rete.
- Pastiglie, davanti e dietro: cento chilometri di frenate leggere se le mangiano più di quanto credi.
- Pressione gomme a freddo, il mattino stesso.
- Livello e stato del liquido freni: in discesa continua è lì che si sente l’età.
- Meteo del valico, non della città: a 900 metri il tempo è un altro, e sulla Futa il vento è una costante storica.
- Benzina prima di salire. Sul passo i distributori sono pochi e con orari da montagna.
Domande frequenti
903 metri sul livello del mare. Il vicino passo della Raticosa, sulla stessa strada, è più alto: 968 metri. Il cimitero germanico che sta poco sopra il valico si trova intorno ai 950 metri.
Sono circa cento chilometri sulla SS65, che comprendono sia la Futa sia la Raticosa. In moto, andando con calma e fermandosi al cimitero e per un caffè, è mezza giornata piena. Di corsa non ha senso: è una strada da percorrere, non da attraversare.
Sono complementari. La Futa è più larga, più fluida, con curve ampie collegate fra loro. La Raticosa è più stretta e più tecnica, e sta 65 metri più in alto. Stando sulla stessa statale a pochi chilometri di distanza, la scelta vera è l’ordine in cui le fai, non quale delle due.
Da tarda primavera a inizio autunno. In inverno il valico può avere neve e ghiaccio, e il vento in quota è forte in ogni stagione. Le giornate infrasettimanali di bel tempo sono il compromesso migliore: asfalto caldo e strada libera.
Sì. Non ci sono pendenze impegnative: dal lato toscano la salita è intorno al 4,8% di media, quindi ci si arriva senza sforzo anche con poca cilindrata. È un passo che premia la scorrevolezza, non la potenza.
Se hai mezza giornata e la moto in ordine, la Futa è uno dei giri con il miglior rapporto fra chilometri fatti e cose viste che ci siano in Italia. E ha il vantaggio raro di essere a quaranta minuti da due città.

