Mano che applica lubrificante spray sulla catena e sul pignone posteriore di una moto

Il gioco della catena non è un numero solo: cambia con il metodo di misura, e il metodo lo decide il costruttore della tua moto. Qui trovi come si misura davvero, ogni quanto controllare e lubrificare, come riconoscere l’usura con le mani prima che con un attrezzo, e perché il kit conviene cambiarlo intero.

Perché la catena è il componente più trascurato

La catena è quello che ti riporta a casa, ed è la parte che guardi meno. Passa tutta la coppia del motore e lavora scoperta, senza una spia che ti avvisa. Cardano e cinghia se la cavano con meno attenzione: il confronto è in catena, cinghia o cardano.

Il degrado è lento: te ne accorgi mesi dopo, quando strappa in accelerazione — e a quel punto hai già mangiato corona e pignone. Nel caso peggiore si spezza sotto sforzo e può bloccare la ruota posteriore.

Ogni quanto va controllata

L’intervallo ufficiale sta sul libretto della tua moto e vince su qualunque regola generale, compresa questa. Detto ciò, i costruttori sono più d’accordo di quanto sembri: solo che non si accordano su un chilometraggio, si accordano su degli eventi.

Controlla la catena dopo ogni lavaggio, dopo ogni uscita sotto la pioggia e prima di ogni viaggio lungo. Fuori da questi casi l’ordine di grandezza su cui convergono i libretti è ogni 800-1.000 km.

Non ogni cinquecento, come si legge spesso in rete: quel numero nasce da una conversione sbagliata, cinquecento miglia lette come chilometri. E cinquecento miglia fanno appunto ottocento chilometri.

Il controllo dura due minuti: guardi il gioco nel punto giusto, passi un dito sul tratto inferiore per sentire punti duri, e cerchi maglie secche o arrugginite.

Il gioco: quanto, e come si misura davvero

Vista laterale del forcellone di una moto con il tratto inferiore della catena e l'ammortizzatore posteriore
Il punto in cui si controlla il gioco: il tratto inferiore della catena, fra pignone e corona.

Il gioco è l’escursione verticale della catena a metà fra corona e pignone: quanto sale e scende se la spingi con un dito. È il numero più frainteso del motociclismo, per una ragione sola: un numero senza la sua condizione di misura non è un numero.

MotoGiocoCondizione di misura
Yamaha MT-07 e YZF-R651-56 mmcavalletto laterale, moto scarica
Honda CBR650R25-35 mmcavalletto laterale, motore spento, folle
Ducati Monster 79660-62 mmdistanza fra i perni e il forcellone

Da 25 a 62 millimetri, su tre moto stradali. Non è disordine: misurano cose diverse, in condizioni diverse — il Monster non misura nemmeno l’escursione della catena.

Da qui due conseguenze. Cercare in rete quanto gioco deve avere la catena non ha una risposta. E soprattutto: quasi nessun libretto misura a ruota sollevata, la procedura ufficiale è quasi sempre sul cavalletto laterale, con entrambe le ruote a terra.

Resta la domanda che si fanno tutti: cosa cambia salendo in sella? La catena è tesa al massimo quando centro del pignone, perno del forcellone e mozzo della ruota sono allineati — lì la distanza fra pignone e corona è massima. Allontanandosi da quella retta si allenta, in entrambi i versi.

Su quasi tutte le moto quel punto cade dentro la corsa di compressione: sali in sella, ti avvicini all’allineamento, il gioco cala. Su qualcuna succede il contrario. Non è un’incertezza: è la geometria della tua moto.

Poi c’è l’errore che annulla qualunque misura: misurare in un punto solo. La catena non si consuma in modo uniforme. Gira la ruota a mano, fermati dove il gioco è minimo, regola lì. La procedura completa è in come regolare la tensione della catena.

E attenzione al senso opposto: una catena troppo tesa fa più danni di una lenta. Carica il cuscinetto del pignone e scalda in marcia. I segnali sono in catena troppo tesa.

Lubrificazione: quando, con cosa, come

Il grasso che spalmi tu non serve a far scorrere le maglie. Le catene moderne hanno guarnizioni, e il lubrificante che conta sta già dentro i perni, sigillato in fabbrica. Quello che aggiungi protegge solo dall’esterno.

Vale la stessa logica del controllo: lubrifica dopo ogni lavaggio, dopo ogni uscita sul bagnato, e quando la catena è visibilmente asciutta. Fuori da questi casi, ogni 800-1.000 km sull’asciutto — meno vicino al mare o sullo sterrato.

Conviene farlo a catena tiepida. Si mette poco, sul lato interno: il grasso in eccesso raccoglie polvere e basta. Prodotti e metodo in manutenzione e pulizia della catena.

Pulizia: il passaggio che quasi tutti saltano

Lubrificare sopra lo sporco è peggio che non lubrificare affatto: il grasso nuovo si mescola alla sabbia vecchia e diventa smeriglio. Prima si pulisce, poi si lubrifica.

Sulle catene con guarnizioni evita solventi aggressivi e idropulitrice: un getto in pressione spinge acqua oltre gli anelli di tenuta, e il lubrificante di fabbrica se ne va per sempre. Da lì la catena è condannata, per quanto tu la ingrassi da fuori.

Come capire che è usurata

Corona e catena consumate sul retrotreno di una moto, con ammortizzatore posteriore visibile
L’usura si legge prima con l’occhio che con lo strumento: sporco persistente e denti che perdono profilo.

Una catena non si allunga: si consumano i perni e le boccole dentro ogni maglia, e la somma di quei micro-giochi si legge come allungamento.

Il primo metodo non costa niente e non richiede attrezzi. Prendi la catena nel punto più alto della corona e tirala all’indietro, lontano dai denti. Se riesci a scoprire il profilo del dente, sei a fine vita. Su una catena sana resta aderente anche quando tiri.

Il secondo è quello che decide, perché la durata non si misura in chilometri: si misura in allungamento. Sul tratto teso conti venti passi su ventuno perni e misuri da centro a centro del primo e dell’ultimo. Il limite di servizio è sul libretto: su un passo 525 siamo intorno ai 319 mm. Oltre, nessuna registrazione rimette a posto niente.

E va detta la cosa che porta a non vendere nulla: una maglia un po’ rigida, su una catena con guarnizioni, non è un guasto. Gli anelli fanno attrito per costruzione, e a freddo il grasso è denso. Il criterio è se la maglia si raddrizza con facilità; se resta piegata sulla curva della corona, allora sì.

Altri segnali: ruggine che torna nonostante la lubrificazione, rulli che non girano liberi. Se la registri ogni poche centinaia di chilometri non è un problema di regolazione: è una catena a fine corsa. Lista completa in i segnali che la catena è usurata.

Perché si cambia il kit e non solo la catena

Corona dorata e catena di una moto montate insieme, in primo piano
Corona, pignone e catena si usurano in coppia: sostituire un pezzo solo, di solito, dura poco.

Questa è la raccomandazione che fa salire il conto, quindi merita un motivo meccanico e non un’affermazione.

I denti si consumano prendendo la forma del passo della catena montata: man mano che la catena si allunga, si scavano su quel passo più lungo. Monti una catena nuova su denti sagomati per un passo sbagliato, il carico si concentra su pochi punti, e la catena nuova si rovina in fretta.

Non è un assoluto. Se la catena si rompe per un evento isolato — un sasso, una caduta — e i denti sono integri, cambia solo lei. Il pignone invece si consuma per primo perché ha meno denti: ognuno passa sotto carico molte più volte. Non è un difetto, è geometria. Su quando arriva il momento: quando cambiare catena, corona e pignone.


PBR fa corone e pignoni dal 1969, da quando Bruno Palladino aprì la sua officina a Castel San Pietro Terme, in Motor Valley. Oggi è fornitore di primo equipaggiamento per Aprilia, Piaggio e KTM: corone e pignoni li produce in casa, e per le catene affianca alla linea propria una partnership con EK.

PBR vende ai rivenditori, non al pubblico: parti dal configuratore per modello di PBR per trovare i codici giusti, poi ordina dal tuo ricambista.


I sei errori che costano di più

  1. Misurare senza il metodo del tuo libretto. Senza la condizione giusta il valore non significa niente.
  2. Tendere troppo “per sicurezza”. Scalda il cuscinetto del pignone e può spezzare la catena.
  3. Misurare in un punto solo. Se non cerchi il punto più teso, regoli su un dato falso.
  4. Idropulitrice sulle catene con guarnizioni. L’acqua supera gli anelli e il lubrificante se ne va.
  5. Lubrificare sopra lo sporco. Grasso nuovo più sabbia vecchia fa pasta abrasiva.
  6. Ignorare l’allineamento della ruota. Consuma catena e denti da un lato solo, e il gioco non lo compensa.

Domande frequenti

Ogni quanto pulire e lubrificare la catena?

Dopo ogni lavaggio, dopo ogni uscita sul bagnato e quando la catena è visibilmente asciutta; fuori da questi casi, ogni 800-1.000 km. La pulizia è meno frequente, ma va sempre prima della lubrificazione.

Quanto deve essere tesa la catena?

Il valore lo dà il libretto, insieme alla condizione di misura: i due vanno presi insieme. Fra moto stradali diverse le prescrizioni vanno da circa 25 a oltre 60 mm, e in qualche caso non misurano nemmeno la stessa grandezza.

Si può usare il WD-40 sulla catena?

Meglio di no: è un prodotto generico, pensato per sciogliere ruggine e spostare umidità, e la forza centrifuga lo allontana dopo pochi chilometri. Servono prodotti formulati per aderire a ruota in movimento.

Perché conviene cambiare il kit intero?

Perché i denti si scavano prendendo la forma del passo montato. Una catena nuova su denti sagomati per un passo più lungo scarica il carico su pochi punti e si consuma in fretta.

Quanti km dura una catena ben mantenuta?

La domanda giusta non è quanti chilometri, ma quanto si è allungata: venti passi su ventuno perni, confrontati col limite del libretto. Come ordine di grandezza, una catena sigillata e curata sta fra i 25.000 e i 35.000 km.

Controlla il gioco nel punto più teso, con il metodo del tuo libretto, e non tirarla più del dovuto: sono le due cose che separano una catena che dura da una che ti lascia a piedi.

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