Una catena lenta la senti: sbatte sul forcellone e la moto strappa quando riapri il gas. Una catena troppo tesa invece è muta, e proprio per questo frega di più: irrigidisce il posteriore e carica il cuscinetto dell'albero secondario. Sono due difetti opposti, con due firme diverse. Qui impari a riconoscerli in sella, senza smontare niente.
Lenta o tesa: il controllo che fai in trenta secondi
Metti la moto sul cavalletto, con la ruota posteriore libera di girare e il cambio in folle. Falla ruotare a mano e fermati dove la catena appare più tesa. Quello è il punto che conta. A metà fra corona e pignone spingi la catena verso l'alto e verso il basso: la distanza fra le due posizioni è il gioco.
E fallo a motore spento. Non saresti il primo a lasciarci un dito.

Perché proprio nel punto più teso? Perché una catena non lavora allo stesso modo su tutta la sua lunghezza. Se regoli su un tratto molle, il tratto stretto finisce in tiro. E ci resta per tutto il resto della sua vita.
Il numero giusto non è lo stesso per tutte le moto. Lo trovi sull'adesivo applicato al forcellone, oppure sul manuale d'uso. Come ordine di grandezza, sulle stradali si sta fra i 25 e i 30 mm di gioco, mentre le moto da cross ne chiedono di più. Il valore preciso e il modo corretto di misurarlo stanno in quanto gioco deve avere la catena della tua moto.
Qui parliamo di segnali, non di procedura. Hai già capito che il gioco è sbagliato e vuoi rimetterlo a posto? Allora ti serve la sequenza completa, con registri, allineamento della ruota e coppia del perno: sta in come si regola la tensione della catena passo per passo.
Che segnali ti manda una catena lenta?
Sono tre, e li noti tutti guidando. Un rumore metallico a bassa velocità, uno strappo quando riapri il gas, un segno di troppo sul pattino del forcellone.
Il rumore. È un "clack clack" secco, non un ronzio. Arriva in ripresa, alle basse velocità, e si attenua quando prendi il passo. La catena rimbalza e picchia contro il pattino di plastica montato sotto il forcellone.
Lo strappo al gas. Chiudi, riapri, e prima che la moto riparta senti un vuoto seguito da un colpo. Non è il cambio. È il gioco della catena, che va recuperato ogni volta prima che la trazione arrivi a terra. Su una moto in ordine quel vuoto è appena percettibile.
Il pattino. Guarda il pezzo di plastica sul forcellone, quello su cui la catena appoggia. Se è scavato, lucidato o consumato più da un lato, sta incassando colpi che non dovrebbe incassare.
E il caso peggiore qual è? La catena che scavalca i denti della corona ed esce di sede. Se succede in movimento può incastrarsi e bloccare la ruota posteriore. Ecco perché una catena molto lenta non è un difetto da rimandare a fine stagione.
Che segnali ti manda una catena troppo tesa?
Questa non fa rumore. La riconosci da come si comporta la moto, non dall'orecchio, ed è il motivo per cui tanti ci convivono per mesi senza saperlo.
Il posteriore diventa secco. Sulle buche il retrotreno rimbalza invece di assorbire. La catena in tiro frena l'escursione della sospensione, perché il forcellone non sale più liberamente. Fuoristrada lo senti dopo pochi metri.
Un ronzio costante. Non il clack della catena lenta, ma un ronzio metallico che cresce con la velocità. È attrito, e l'attrito si paga in consumo e in temperatura.
I denti si consumano in fretta. Corona e pignone lavorano sotto un carico che nessuno aveva previsto. I denti si assottigliano e prendono la forma a uncino molto prima del dovuto.
E poi c'è quello che non vedi. Una catena in tiro tira in permanenza sull'albero secondario del cambio. A rimetterci sono il cuscinetto e il paraolio, due pezzi che stanno dentro il motore. Costano molto più di una catena, e per arrivarci si apre il carter.
Cosa succede alla catena quando il posteriore affonda
La tensione della catena cambia mentre guidi. È al massimo quando pignone, perno del forcellone e perno della ruota si trovano allineati. Cala man mano che la ruota si allontana da quella linea, sopra o sotto che sia.
Sul cavalletto la ruota è tutta estesa, quindi lontana dal punto di allineamento. Lì la catena ti sembra giusta. Poi passi su una buca con il passeggero dietro e il forcellone sale, fino ad attraversare quella linea. La distanza fra i due alberi cresce, e la catena che sembrava a posto diventa un cavo d'acciaio.
Ecco perché la regola "un dito di gioco e via" manda in rovina i cuscinetti. Il gioco che misuri da fermo esiste per lasciare margine a quando la moto lavora. Toglierlo significa progettare un guasto.
Nell'altro verso il ragionamento è lo stesso, rovesciato. Troppo gioco vuol dire che nella parte bassa dell'escursione la catena frusta, batte e prova a uscire dai denti.

Un controllo ogni 500-1.000 chilometri basta a stare tranquillo. Aggiungici i cambi di stagione e il rientro da un fermo lungo. E se la catena è secca e incrostata? Prima di misurare qualsiasi cosa puliscila e lubrificala: lo sporco indurito falsa le letture e crea punti duri dove prima non c'erano.
Quando la tensione non è più il problema. Se i denti di corona e pignone hanno preso la forma a uncino, registrare il gioco non risolve niente. Il profilo consumato non trattiene più la catena, e dopo pochi chilometri sei al punto di prima. Lì si cambia il gruppo. PBR produce corone e pignoni a Castel San Pietro Terme dal 1969. Sul configuratore PBR selezioni marca, modello e anno, e vedi quali misure monta la tua moto prima di ordinare.
Tensione sbagliata o catena finita? Come le distingui
La prova sta in quanto dura la regolazione. Registri la catena e dopo tre o quattrocento chilometri il gioco è già tornato? Allora il problema non è la tensione: la catena si è allungata.
Il secondo indizio è il gioco che cambia da punto a punto. Fai girare la ruota e misura in tre o quattro posizioni diverse. Su una catena sana le letture si assomigliano. Su una catena finita trovi tratti tesi e tratti molli sullo stesso anello.
Il terzo è il più netto: i registri sono a fondo corsa e la catena è ancora lenta. Lì non resta più niente da regolare.

Se ti riconosci in uno di questi tre, il pezzo che ti serve è un altro: i nove segnali che avvertono che la catena è usurata. E quando decidi di intervenire, ricorda che catena, corona e pignone si sostituiscono insieme. Un pezzo nuovo accoppiato a due consumati si rovina in fretta.
Fai il controllo dei trenta secondi la prossima volta che lubrifichi la catena. Ti costa mezzo minuto e ti dice da che parte stai sbagliando.
Domande frequenti
Quanto deve essere lenta la catena della moto?
Dipende dal modello. Sulle stradali l'ordine di grandezza è 25-30 mm di gioco, sulle moto da cross si sale. Il valore che conta è quello scritto sull'adesivo del forcellone o sul manuale, e va misurato nel punto più teso della catena.
Si può guidare con la catena lenta?
Per rientrare a casa piano sì, guidando morbido ed evitando strappi di gas. Ma una catena molto lenta può scavalcare i denti della corona e bloccare la ruota posteriore. Non è un rinvio che conviene concedersi.
Come capisco se la catena è troppo tesa senza il manuale?
Siediti sulla moto, o fai sedere qualcuno al tuo posto, e guarda la catena con la sospensione sotto carico. Se il gioco sparisce del tutto e la catena resta in tiro, sei oltre. Con la moto caricata un po' di gioco deve restare sempre.
Ogni quanto va controllata la tensione della catena?
Ogni 500-1.000 chilometri sulle stradali, più spesso se vai in fuoristrada o se hai appena lavato la moto. La lubrificazione si fa molto più di frequente della regolazione: sono due operazioni diverse, con due ritmi diversi.

